
Dopo un inizio settimana confortante per l’economia dell’eurozona che ha accolto con soddisfazione l’incremento consistente dell’indice ZEW tedesco (53.0 vs. 44.5), i giorni successivi hanno assistito al susseguirsi di notizie negative per la zona Euro e di contro al progressivo aumento della fiducia nell’economia statunitense.
La situazione della Grecia che sembrava “risolta” dopo le ultime decisioni della BcE in merito ai prestiti ed agli aiuti da fornire all’economia ellenica, rimane un fardello pesante che l’economia europea si porta dietro e che gioca un ruolo fondamentale nel sentiment del mercato che reagisce sempre negativamente ad ogni rumors.
La paura del mercato rimane ovviamente la possibilità che la crisi greca trascini con se tutte quelle economie dell’ unione che da tempo non navigano in acque tranquille: esemplificativa in tal senso è stata la reazione del mercato ai dati diffusi dall’Eurostat riguardo le stime al rialzo sui rapporti deficit/Pil 2009 delle economie europee.
Oltre alla Grecia che vede aumentare il rapporto al 13,6%, preoccupa il dato sull’Irlanda che vede il rapporto deficit/Pil salire al 14,3%; a seguito di questa notizia lo spread dei titoli decennali Greci contro il Bund ha raggiunto il nuovo record a 12 anni a 535 pb e l’euro che ha perso posizioni nei confronti del dollaro portandosi ai minimi di periodo.
Il dollaro ha così approfittato del momento di debolezza dell’euro ed ha ampliato il movimento ribassista nel cross con l’Euro “cavalcando” la notizia dell’incremento inaspettato della vendita di case esistenti (5.35M contro i 5.01M della rilevazione precedente); la reazione del mercato in questo caso non stupisce poiché il settore immobiliare ha sempre giocato un ruolo da protagonista nella recente crisi economica ed un segnale di ripresa in questo campo rappresenta un segnale da non sottovalutare.
Da non sottovalutare neanche il discorso di Obama che ha spazzato via i dubbi riguardanti l’avvio della riforma finanziaria atta a prevenire il ripetersi di nuovi catastrofi finanziarie ed a fornire nuovi e più efficaci strumenti al governo: ieri nel discorso a New York, il presidente degli Stati Uniti ha confermato il superamento dell’empasse politica tra liberali e democratici e l’accordo bipartisan sul capitolo più controverso riguardante la regolamentazione dei derivati.
Inizia oggi il meeting del G20 su cui non sono riposte molte aspettative dal mercato visto l’esito e la consistenza delle decisioni prese negli ultimi incontri.
A livello tecnico il cross Eur/Usd sembra essere arrivato ad un punto critico e dopo aver testato i minimi a 1.3204 sarà interessante capire se la forza del dollaro sarà sufficiente a sfondare i supporti ed a proiettare il cross fino ai minimi di marzo 2009 a 1.2454.
Interessante anche la situazione sul cable che sembra pronto per un inversione di tendenza dell’ultimo periodo che dovrebbe riportare il cross fino a 1,4950.
venerdì 23 aprile 2010
Obama e il settore immobiliare spingono il dollaro e l’economia statunitense.
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Giuseppe Ficara
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venerdì, aprile 23, 2010
lunedì 29 marzo 2010
L’effetto Grecia .

Dopo una settimana nervosa e caratterizzata da una consistente volatilità, il mercato valutario sembra premiare la valuta unica europea che raccoglie così i frutti delle decisioni prese dal consiglio dell’Unione, in particolare dall’accordo tra Germania e Francia, riguardante le modalità di aiuti da fornire all’economia ellenica.
Per capire le reazioni del mercato proviamo a capire in cosa consiste questo accordo che mette d’accordo tutti ma forse non soddisfa nessuno; la più grande preoccupazione dei vertici politici dell’Eurozona era la pericolosità della creazione di un precedente che avrebbe permesso ad altre economie in difficoltà (vedi Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia) di richiedere i medesimi aiuti economici e le medesime sovvenzioni eventualmente accordate alla Grecia da UE e FMI.
I timori di Germania, Francia e dei paesi membri dell’UE riguardavano però anche la pericolosità per la stabilità dell’unione economica del default dell’economia greca; la soluzione più ovvia allora la si è trovata in un mix di finanziamenti Ue-Fmi in cui però i prestiti dei paesi zona-Euro saranno preponderanti.
I dettagli dell’accordo chiariscono come sono previsti una serie di prestiti bilaterali, coordinati e volontari, proporzionati alla quota del capitale di ogni paese nella Bce, ed erogati a tassi di mercato.
L’erogazione dei prestiti prevede anche un coordinamento ed una supervisione da parte di un “governo economico” appositamente costituito e dall’approvazione unanime di tutti e sedici i paesi dell’unione.
Le modalità e l’entità ( la somma totale dovrebbe aggirarsi attorno ai 22 miliardi di Euro) non sembrano soddisfare né il governo Greco che si sarebbe aspettato condizioni ben più favorevoli per la concessione dei prestiti, né Trichet che ha mal digerito l’inserimento del Fmi nell’accordo.
Il malcontento dei vertici Ue ha inizialmente lasciato indeciso il mercato ed ha portato la valuta unica ad oscillare tra 1.3420 e 1.3270; le dichiarazioni distensive di Trichet, che si è detto contento e soddisfatto dell’accordo tra i governi europei, hanno poi dato una forte spinta all’Euro che in mattinata ha testato quota 1.35.
Per quel che riguarda l’economia statunitense invece, non ci sono grandi novità da segnalare, come testimoniano le parole del capo della Fed, Bernanke che ha ripetuto come i tassi prossimi allo zero rimarranno tali per molto tempo ancora.
L’attenzione del mercato questa settimana sarà riposta sui dati macroeconomici statunitensi che saranno fondamentali per supportare il dollaro che dopo la soluzione del “caso Grecia” dovrà cercare di resistere al recupero della valuta unica europea che potrebbe beneficiare della tranquillità ritrovata per provare un’inversione di trend.
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lunedì, marzo 29, 2010
lunedì 22 marzo 2010
Tentativo di recupero fallito per la moneta unica europea.

L’inizio della scorsa settimana è stato all’insegna dell’euro che approfittando del momento di difficoltà del dollaro e dell’economia statunitense aveva illuso il mercato ritornando a toccare quota 1,3817 e testando i massimi degli ultimi mesi.
La corsa dell’euro è però durata poco appesantita e rallentata dal “problema Grecia” che si trascina senza trovare una conclusione; decisioni a riguardo potrebbero essere prese nel corso di questa settimana che vedrà protagonista il consiglio dell’UE che si riunirà giovedì 25 marzo, e presenterà il piano da 25 miliardi che sarà l’ultimo, estremo tentativo di aiuto all’economia ellenica prima del ricorso al Fondo Monetario Internazionale.
Da capire a questo punto quale sarà la posizione dei paesi come la Germania, che fino ad ora si sono fortemente opposti al piano di salvataggio che rappresenterebbe un grave e pericoloso precedente nella storia economica dell’Unione.
Germania che però a breve potrebbe entrare nell’”occhio del ciclone” se verranno confermate le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano tedesco Die Welt che stima l'esposizione complessiva in 6,2 mld mentre nelle statistiche ufficiali vengono dichiarati solo 1,9 mld; nell’articolo, l’economista Bernd Raffelhueschen spiega come “più dell'indebitamento visibile di Stato federale, Regioni e comuni pesano i debiti nascosti dello stato sociale'.
Come sempre accade in questi casi, l’incertezza e la confusione che avvolge l’economia europea hanno spinto il mercato ad investire sulle cosiddette valute rifugio come Dollaro e Yen che infatti negli ultimi giorni della settimana hanno recuperato molte posizioni in particolar modo nei confronti dell’Euro.
A spingere la valuta statunitense sono stati però anche i dati macroeconomici molto positivi pubblicati settimana scorsa che hanno visto l’indice sullo stato di salute dell’economia pubblicato dalla Federal Reserve di Philadephia salire a quota 18.9, in netto miglioramento rispetto a 17.6 della rilevazione precedente e delle previsioni che lo davano stabile.
Positivo anche il dato sulle richieste di sussidi alla disoccupazione che sono calati nell’ultima settimana a 457k vs. 462k della rilevazione precedente; interessante sarà ora capire come la riforma della sanità del governo Obama appena approvata dal senato statunitense influenzerà il mercato e quindi il dollaro.
La sensazione è che il cross Eur/Usd sia destinato a rimanere in una zona di trading range laterale compreso tra 1,3620 e 1,35 a lungo prima di testare in modo convincente i supporti e le resistenze di medio periodo a quota 1.3860 e 1.2880.
Da segnalare infine il periodo molto positivo del franco svizzero che si è portato sotto quota 1,4340 nel cross con l’euro confermandosi una delle valute più forti in questo momento al contrario della sterlina la cui tanto invocata ripresa sembra ancora lontana dal realizzarsi.
Settimana comunque ricca di spunti per il mercato che oltre ad attendere le decisioni del consiglio dell’Unione Europea seguirà con attenzione l’evolversi della situazione statunitense ed i “soliti” dati sull’occupazione e sugli ordinativi delle industrie americane.
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Giuseppe Ficara
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lunedì, marzo 22, 2010
lunedì 15 marzo 2010
Il dollaro soffre, resiste e riparte.
Fine settimana difficile per la valuta statunitense che cede posizioni nei confronti di quasi tutte le valute estere ma che nelle prime ore di questa settimana lascia trasparire una forza per un recupero importante.
Analizzando i principali cross valutari che vedono interessato il biglietto verde notiamo come sia l’Euro che la Sterlina venerdì abbiano testato le resistenze di breve periodo; l’Eur/Usd è arrivato a testare quota 1,3800 ritornando sui livelli di un mese fa per poi ritracciare verso quota 1,3700 ad inizio giornata sulla scia dell’ottimismo riguardante l’economia statunitense.
Discorso differente invece va fatto per il cable che negli ultimi giorni della scorsa settimana ha tentato un’inversione del trend in atto da inizio anno riportandosi sopra quota 1,5200; la sensazione è che il cross sia in una fase di incertezza e che questa settimana sarà decisiva per capire se la sterlina riuscirà a tenere o se il cross sia destinato a testare i supporti di un anno fa a quota 1,4600.
Dal punto di vista macroeconomico il sentiment del mercato vive una fase di grande incertezza su cui pesano le crisi del debito di Dubai e della Grecia che dopo essere esplose si sono lentamente riassorbite senza un vera e propria exit strategy.
Per quel che riguarda l’economia ellenica sarà interessante capire cosa deciderà la riunione mensile dei ministri finanziari della zona euro che inizierà oggi e terminerà domani e che avrà come oggetto di discussione appunto le ipotesi di supporto alla Grecia.
Sul tavolo Ecofin ci sarà un piano del commissario all'economia Rehn per offrire alla Grecia tassi agevolati per i 25 miliardi di euro che si stima essere la cifra necessaria all’economia nei prossimi due mesi.
Dall’altra parte dell’oceano arrivano notizie contrastanti per l’economia statunitense; se da una parte le vendite al dettaglio hanno registrato un incremento dello 0.3% nel mese di febbraio dall’altra il dato preliminare sul sentiment dei consumatori rilasciato dall’Università del Michigan ha fatto segnare un calo da 73.6 a 72.5.
Interessante notare in questo scenario così poco chiaro come stando al Professional Global Confidence Index monitorato da Bloomberg, e che misura le aspettative sull'outlook dell'economia globale, il biglietto verde sia destinato a correre nei prossimi sei mesi.
L’ottimismo deriverebbe dalla convinzione che l’economia statunitense sarà la prima a ripartire in modo consistente rispetto a Europa e Giappone; secondo gli economisti intervistati Bernanke sarà il primo a dare il via al rialzo dei tassi di interesse se non alla fine di quest’anno all’inizio del prossimo.
La settimana che è appena cominciata sarà ricca di dati macroeconomici che potranno chiarire le idee al mercato ed far intraprendere ai cross trend più precisi: si inizierà oggi pomeriggio con i TIC Long-Term Purchases statunitensi, per proseguire poi con l’indice ZEW tedesco e la riunione FOMC ( con relativa decisione sui tassi) martedì, per finire con il dato sulle richieste di sussidi alla disoccupazione atteso per giovedì.
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lunedì, marzo 15, 2010
lunedì 8 marzo 2010
Il sentiment positivo del mercato spinge la valuta unica europea sopra 1,37.

La scorsa settimana, ed in particolare gli ultimi giorni, sono stati molto positivi a livello macroeconomico per l’economia statunitense, ma nonostante ciò il cross Eur/Usd si è riportato sopra quota 1,37 anziché testare le resistenze a 1,34.
Le ragioni di questo movimento sono da ricercare nell’emotività di un mercato che molto spesso si lascia trascinare da dichiarazioni e speranze che molto spesso si rivelano poco veritiere; la reale causa del recupero dell’Euro è infatti da attribuire alla riduzione delle preoccupazioni riguardanti l’economia greca ed il suo debito.
Le ultime notizie parlano infatti di un gran numero di obbligazioni “piazzate” sul mercato (si parla già di 5 miliardi) e della messa a punto di un piano di tagli alla spesa pubblica per quasi 4,8 miliardi di euro che uniti alle dichiarazioni confortanti di Sarkosy e Merkel riguardanti possibili aiuti da parte di Francia e Germania hanno creato una spirale di ottimismo che è sfociata in grandi volumi di acquisti della valuta unica europea.
Come si può facilmente immaginare, la crisi dell’economia greca rimane tuttora in una fase difficile e se fino a pochi giorni fa sembrava che questa situazione poteva addirittura far saltare l’intera unione economica europea non possiamo essere così ingenui da pensare che in un paio di giorni si sia riusciti a risolvere tutto.
Se invece il mercato avesse focalizzato la propria attenzione sui dati macroeconomici pubblicati nel corso della scorsa settimana avrebbe sicuramente premiato l’economia statunitense che ha visto i non-farm payrolls scendere meno delle previsioni ( -36k contro i -75k delle previsioni) ed il tasso della disoccupazione scendere a quota 9,7%.
Per questo inizio settimana non sono attesi dati di grande rilievo e quindi il mercato continuerà a seguire il sentiment giornaliero.
Per quel che riguarda le altre valute, va confermato il recupero della sterlina che dopo aver toccato quota 1,4778 nei confronti del dollaro si è riportata fino a quota 1.5194 lasciando presagire una continuazione del trend positivo anche in questo inizio settimana; stesso discorso vale per il cross con lo Yen che nelle ultime sedute ha perso molte posizioni anche nei confronti di Dollaro ed Euro.
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lunedì, marzo 08, 2010
venerdì 26 febbraio 2010
Mercato valutario nervoso e stanco

Mesi fa qualcuno già parlava di uscita dalla crisi, e forse il mercato si era illuso di essere già arrivato ad un turning point di questo periodo di difficoltà iniziando ad accumulare ansia e tensione per l’attesa di decisioni importanti da parte delle Banche Centrali che dessero il là alla ripresa.
Gli ultimi avvenimenti hanno però confermato che siamo ben lontani da quel momento e che al contrario la situazione per molte economie si sta aggravando: la crisi della Grecia in tal senso rappresenta solo la punta di un iceberg che si è formato nel corso dell’ultimo decennio.
Protagonista dei pensieri degli operatori è senza dubbio il timing delle exit strategy europee e statunitensi: la manovra più attesa riguarda l’aumento dei tassi di interesse delle due economie.
Se è stato infatti lampante che l’effetto più evidente della crisi per le banche centrali si è evidenziato nell’azzeramento (o quasi) dei tassi di interesse, è lecito attendersi un sostenuto aumento nel momento della ripresa: anche in questo caso però le prospettive non sembrano essere rosee se come affermato da Bernanke e Trichet non sono in programma decisioni in tal senso.
Se la politica dei tassi rimane ancora lontana nella programmazione, la politica riguardante l’iniezione della liquidità sul mercato è stata molto più attiva: nei prossimi mesi arriveranno a termine sia il programma Taf (Term auction facility) che il programma il Talf (Term asset-backed securities facility) per quel che riguarda il governo statunitense che l’Eurotower per quel che concerne l’economia europea.
Bisognerà quindi capire quali saranno le scelte programmatiche dei due organi che seguiranno quelle che possono essere considerate delle politiche di sostegno “urgente” all’economia: si passa quindi da una fase di salvataggio ad una fase di riassestamento che, se non può già essere considerata una vera e propria exit strategy, certo dovrà rappresentare un passo in avanti rispetto alla situazione precaria di questi ultimi mesi.
Passando ad un’analisi un po’ più tecnica del mercato valutario notiamo, come detto in apertura, molto nervosismo su tutti i cross con l’euro che dopo aver testato per due volte i supporti a 1,3450 sembra in grado di poter recuperare posizioni nei confronti del dollaro la cui forza, insieme agli ultimi dati non incoraggianti riguardanti l’economia statunitense ha pesato sui listini azionari nelle ultime sedute.
Per quel che riguarda gli altri cross da segnalare il prolungarsi delle difficoltà della sterlina che anche nelle ultime sedute ha perso molte posizioni nei confronti di dollaro, euro e yen salvo poi ritracciare in modo abbastanza significativo in queste prime ore della giornata.
Prosegue invece il momento positivo per lo Yen che approfitta delle difficoltà dell’economia del vecchio continente e statunitense per riportarsi sui minimi di febbraio ’09 nei confronti dell’euro a quota 121.18 e della sterlina a quota 134.94, mentre nel cross con il dollaro statunitense sta testando insistentemente il supporto posto a quota 88.70.
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venerdì, febbraio 26, 2010
lunedì 15 febbraio 2010
La Grecia affonda l'Euro

Mercati pro-dollaro ed euro in grande difficoltà. Il motivo di fondo di quest’ultimo periodo è facilmente riassumibile in poche parole, ed il mercato valutario ha rispecchiato in pieno lo scenario macroeconomico delle ultime settimane.
Per chi giornalmente deve trovare idee per scrivere articoli riguardanti il forex, le difficoltà più grandi riguardano l’impegno nel trovare ogni mattina spunti interessanti per non rischiare di risultare ripetitivi e monotoni nelle giornate di tranquillità dei mercati; ultimamente invece, i presupposti si sono ribaltati ed il mercato ci fornisce in continuazione notizie e segnali operativi grazie, o sarebbe meglio dire a causa, della difficile situazione che sta vivendo l’unione europea.
L’evoluzione dei cross valutari in queste sedute è strettamente legata all’evolversi della situazione macroeconomica ed alle notizie e dichiarazioni provenienti in particolar modo dall’Eurozona: la crisi della Grecia sta infatti monopolizzando l’attenzione degli investitori mettendo in secondo piano i problemi dell’economia statunitense avvantaggiando in questo modo il biglietto verde.
Un punto di vista interessante per analizzare il “problema Grecia” è quello di creare un parallelo, fatte le dovute distinzioni e proporzioni, tra ciò che questa situazione rappresenta per l’Unione Europea e quello che Lehman Brothers ha rappresentato per gli Stati Uniti agli inizi di questa crisi.
Le similitudini sono sfortunatamente molteplici, a partire dalla difficoltà da parte dei vertici dell’unione nel valutare come gestire la situazione; se il fallimento dell’economia ellenica costituirebbe un grave colpo per il governo europeo che ha fatto della solidità e della stabilità le sue principali qualità, un eventuale salvataggio rappresenterebbe un precedente rischiosissimo che darebbe il diritto alle altre economie europee in crisi di richiedere aiuti ed adagiarsi sapendo di avere un salvagente economico nell’Unione.
Un’ulteriore similitudine è rappresentata dalla nebbiosa composizione degli asset e dei debiti del governo Greco che come il colosso finanziario statunitense sembra aver mascherato le proprie difficoltà finanziandole con crediti futuri ancora inesigibili aiutata in questo da importanti istituti bancari che detengono una grande quantità di titoli di stato ellenici.
Continuando il parallelo con queste due situazioni notiamo come ancora manchi il passaggio più importante e cioè la decisone che l’U.E. prenderà in merito a questa situazione: se Obama ha deciso di far fallire Lehman sopportando tutti i rischi e le conseguenze che ne sono derivati, sembra che Trichet sia più propenso ad evitare il default della Grecia adottando una via di mezzo che dovrebbe consistere nel parziale sostegno economico che, come più volte ribadito dal capo dell’Unione Europea, deve essere accompagnato e sostenuto da un forte impegno dello stato ellenico.
Questa visione sembra essere sostenuta dalla maggioranza degli stati europei come confermano le parole di Herman Van Rompuy (presidente in carica della Ue) che nel suo discorso ha confermato il «pieno sostegno al piano di risanamento della Grecia, che «dovrà fare quanto è necessario per realizzare l'ambizioso programma, inclusa l'attuazione di misure supplementari».
La situazione è in continuo divenire e le sorti della moneta unica europea sono strettamente legate alle decisioni che verranno prese a riguardo, con un grafico Eur/Usd che sembrerebbe proiettato verso una sicura continuazione del trend ribassista di queste ultime settimane.
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Giuseppe Ficara
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lunedì, febbraio 15, 2010