
Il quadro politico-economico dell’economia mondiale ha ricominciato a mostrare forti segnali di debolezza che hanno spinto i listini azionari ad un forte ritracciamento ed hanno evidenziato come la crisi economica sia tutt’altro che passata.
Come sempre, per noi che operiamo sul mercato valutario, il cross Eur/Usd costituisce un ottimo indicatore dello stato di salute dell’economia europea e statunitense: fino ad una decina di giorni fa parlavamo di un Euro forte destinato ad approfittare della cattiva situazione in cui verteva l’economia statunitense ed invece questa settimana ci ha mostrato una forte inversione di tendenza nel cross che ha portato il cambio a toccare i minimi storici da agosto a 1.4025.
Le cause di questo movimento vanno ricercate nei dati macroeconomici pubblicati in settimana supportate da un movimento ribassista ben strutturato che ha avuto inizio dai primi di dicembre e che ha visto la creazione di una “flag” (figura tecnica di continuazione di trend) nelle prime due settimane di gennaio.
Per analizzare i dati macroeconomici questa settimana dobbiamo necessariamente suddividere geograficamente il discorso: per quel che concerne l’eurozona la situazione è decisamente meno positiva rispetto a qualche settimana fa ed a confermarlo ci sono l’indice ZEW tedesco uscito nettamente al di sotto delle aspettative al di sotto delle aspettative degli analisti e le dichiarazioni di Trichet riguardanti una ripresa che potrebbe essere anche più forte del previsto (confermato dall’ottimo dato sugli ordini all’industria in aumento dell’1,6% a novembre) ma sottolineando un livello di disoccupazione reale molto preoccupante che potrebbe superare il 10% nel corso del 2010.
Il problema della scarsa occupazione, è protagonista anche per quel che riguarda l’economia americana: giovedì il dato sulle richieste di sussidi alla disoccupazione ha mostrato un aumento oltre le previsioni e si è attestato a quota 482k a dispetto dei 446k delle rilevazione precedente.
Grande fermento sul mercato hanno creato le frasi del presidente Obama che ha anticipato la sua proposta riguardante un limite ai rischi che gli istituti bancari si potranno assumere in futuro: l’idea di Obama non è stata accolta positivamente dal mercato ed i listini azionari hanno subito l’ennesimo calo in poche ore mentre il dollaro ha temporaneamente arrestato la sua corsa rimanendo ancorato a 1,4100.
Per quel che riguarda il resto delle valute, va sottolineato il momento negativo vissuto dal dollaro canadese che sulla scia dei dati negativi di questi ultimi giorni ( calo del CPI e delle vendite al dettaglio ) ha perso molte posizioni contro Euro e Dollaro Statunitense portandosi rispettivamente a 1,4930 e 1,0590.
Bene lo Yen che prosegue un trend positivo iniziato ormai da una settimana in tutti i cross più importanti mentre il prezzo del petrolio continua a scendere e dopo aver sfondato quota 75 dollari al barile punta a toccare i minimi di un mese fa a 72,71.
Come abbiamo detto ad inizio articolo in questo momento il mercato valutario premia chi ha la condizione meno “disastrato” ed in questo senso il meeting della Fed e la pubblicazione del Pil statunitense settimana prossima potranno dare delle indicazioni importanti per le sorti del dollaro.
lunedì 25 gennaio 2010
Ha la meglio chi sta meno peggio.
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Giuseppe Ficara
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lunedì, gennaio 25, 2010
mercoledì 20 gennaio 2010
Qualcosa finalmente si muove.

Gli scorsi giorni parlavamo di cross fermi all’interno di range che rimanevano fissi ormai da settimane e invece ieri abbiamo assistito ad un forte recupero della valuta statunitense che ha guadagnato molte posizioni nei principali cross.
Le motivazioni del recupero del biglietto verde possono avere diverse spiegazioni: l’evento principale della giornata di ieri (priva di dati macroeconomici statunitensi) è stata la sconfitta di Obama, o meglio dei democratici, nelle elezioni per il senato nello stato del Massachussets che ha rimesso in discussione le principali riforme del nuovo governo o quantomeno le tempistiche di attuazione delle stesse.
La riforma sanitaria, fortemente voluta dal presidente degli States, comporterebbe per le casse dello stato un duro esborso ed un suo slittamento o addirittura una sua cancellazione sarebbe vista in maniera positiva dal mercato che infatti ieri ha visto fare un grande rialzo ai listini azionari e un buon recupero al dollaro.
Nel cross con l’euro, il biglietto verde è stato però aiutato dal dato fortemente negativo per l’economia europea che ha visto calare l’indice ZEW a 46.4 a fronte di una previsione che lo vedeva in aumento a 48.2.
Oggi è una giornata importante in particolar modo per sterlina e dollaro canadese con la pubblicazione delle Minutes britanniche e del CPI canadese.
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Giuseppe Ficara
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mercoledì, gennaio 20, 2010
lunedì 18 gennaio 2010
Mercati ancora molto incerti.

L’andamento altalenante delle borse e le poche sorprese provenienti dai dati macroeconomici hanno ingabbiato i principali cross in bande di oscillazione che ormai durano da settimane.
L’attenzione del mercato era concentrata sui dati macroeconomici statunitensi attesi per ultimi giorni della settimana che avrebbero potuto dare una mano al dollaro a superare quota 1,46 nel cross con l’euro.
L’economia statunitense ha invece ancora una volta deluso le aspettative registrando un calo delle vendite al dettaglio (-0,3%), un aumento settimanale delle richieste di sussidi alla disoccupazione ed una diminuzione della fiducia dei consumatori (dato preliminare dell’Università del Michigan a 72.8 vs. 73.8).
In zona euro invece sono stati confermati i tassi all’1% e Trichet ha confermato la linea prudente seguita dalla Banca Centrale Europea confermando come il periodo di recessione sia ormai terminato ma che per assistere ad una forte ripresa dovremo aspettare ancora; il presidente della BcE ha anche sottolineato come gli istituti bancari in questo momento non rappresentino il problema principale da affrontare.
Di avviso leggermente diverso sembra essere il governo statunitense che come riportato da Bloomberg qualche giorno fa è intenzionato a tassare le banche in modo da recuperare le somme sborsate dal governo nel quadro del piano anticrisi Troubled Asset Relief Program (Tarp) e ridurre il deficit; non si conoscono ancora i dettagli di questa operazione che verrà svelata con ogni probabilità nella manovra di bilancio 2011 che Obama presenterà al Congresso il prossimo mese.
Per quel che concerne l’andamento previsto dei cross principali, in questa settimana non si prevedono grossi movimenti con l’unica eccezione per la sterlina che potrebbe confermare il trend rialzista dell’ultima settimana e rompere le resistenze sul cross con il dollaro.
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lunedì, gennaio 18, 2010
giovedì 14 gennaio 2010
Macroeconomics rules

Giorni di stabilità apparente sul mercato valutario. I dati macroeconomici ancora negativi per l’economia statunitense non sono bastati per rompere le resistenze nei principali cross con il dollaro.
L’Eur/Usd ha infatti proseguito il trend rialzista arrivando a toccare quota 1.4554 senza però riuscire a rompere i livelli della media mobile (25); oggi potrebbe essere una giornata molto importante in tal senso.
Una grande quantità di dati macroeconomici è infatti attesa per le prossime ore a cominciare dalla produzione industriale europea, la decisone sui tassi di interesse in zona euro (che dovrebbero comunque rimanere stabili all’1%) per proseguire oltreoceano con i dati sulle vendite al dettaglio e sulle importanti richieste di sussidi alla disoccupazione.
Da segnalare anche il buon momento della sterlina che ha recuperato posizioni in tutti i principali cross grazie ai rumors inerenti a possibili rialzi dei tassi di interesse nel corso del 2010.
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giovedì, gennaio 14, 2010
lunedì 11 gennaio 2010
Ritorno al passato.
Qualche giorno fa dicevamo che il 2010 è ripartito seguendo le orme degli ultimi mesi del 2009 ma forse qualcosa sta cambiando sul mercato valutario (o sta ritornando alla normalità a seconda dei punti di vista).
Dopo mesi di discussioni riguardanti un mercato “anarchico” che si muoveva seguendo speculazioni degli investitori o influenzato dall’andamento dei listini azionari, finalmente ritorniamo a parlare di una alta volatilità dei cambi dovuta alla pubblicazione di dati macroeconomici importanti e questo segnale, come ogni altro barlume di normalità non può che essere considerato in modo positivo.
La giornata di venerdì è stata esemplificativa in tal senso con il dollaro e l’economia statunitense che, come abitudine, hanno svolto un ruolo cruciale; dopo i dati altalenanti della passata settimana riguardanti il settore immobiliare statunitense, l’attenzione del mercato era tutta concentrata sulle condizioni del mercato del lavoro ed in particolare sui Non-farm Employement Change statunitensi di venerdì.
Il mercato si aspettava un segnale positivo forte per sostenere il dollaro che sembrava poter continuare in modo convinto il trend ribassista nei confronti di Euro, Sterlina e Yen; la realtà ha però visto perdere 85 mila posti di lavoro nel settore non agricolo nel corso del mese appena trascorso.
Le conseguenze pratiche sui cross sono state tutte a sfavore del biglietto verde che ha perso molte posizioni nei confronti delle principali valute portandosi a quota 1.4500 con l’Euro, 1,6130 nel cable e 92.00 con lo Yen; questa settimana sarà quindi determinante per capire le sorti del dollaro che, come qualche mese fa, attende con ansia i dati riguardanti la bilancia commerciale, il beige book, le vendite al dettaglio ed il consumer sentiment che verranno pubblicati nei prossimi giorni.
Continua la corsa dei prezzi delle commodities che rimangono su livelli ritenuti troppo elevati dal mercato ma che continuano ad essere sostenuti da forti acquisti che permettono al petrolio di superare quota 83,50 ed all’oro di arrivare fino a 1158,00.
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lunedì, gennaio 11, 2010
martedì 5 gennaio 2010
Anno nuovo mercati vecchi

Le indicazioni che giungono dai primi giorni di contrattazioni del 2010 fotografano un mercato valutario sostanzialmente fermo su livelli di equilibrio che si mantengono costanti dall’anno passato.
Analizzando il cross Eur/Usd infatti notiamo come il cross ondeggi da tempo in un canale laterale ed in questi ultimi giorni si trova in prossimità delle prime resistenze a 1.4450 che sono in attesa di dati macroeconomici importanti per essere superate in modo importante e per permettere al cross di arrivare presumibilmente attorno a quota 1,4580 e successivamente a 1,4680.
Discorso similare vale per il cable che ha trovato attorno a 1 ,6100 il livello di equilibrio ed attende anche in questo caso segnali dall’economia statunitense ed in particolare cerca di capire se l’outlook negativo riguardante il debito pubblico del regno unito confermerà le previsioni e in che modo ne risentirà la sterlina.
Per quel che concerne il petrolio invece i livelli iniziano ad essere abbastanza elevati e si stanno raggiungendo i massimi da settembre 2008.
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martedì, gennaio 05, 2010
lunedì 14 dicembre 2009
Improvvisa inversione di trend.

Dopo mesi di notizie macroeconomiche negative provenienti dall’economia statunitense ecco che questa settimana ci ha riservato una consistente ed abbastanza inaspettata dose di dati negativi riguardanti le principali economie europee.
La notizia che più di tutte ha scosso i mercati è stato senza dubbio il taglio del rating sovrano della Grecia per cui si è paventato addirittura un default del debito pubblico nel caso non vengano prese misure importanti da parte della BcE; pesano sull’economia ellenica anche i dati macroeconomici pubblicati negli ultimi giorni che hanno visto la produzione industriale in calo del 9,2% rispetto ad un anno prima. A settembre, la flessione era stata del 9%.
Sul fronte del lavoro, a settembre il tasso di disoccupazione in Grecia è salito al 9,1% rispetto al 9% del mese precedente. Nel settembre 2008, il tasso di disoccupazione era del 7,4%.
Fitch Christopher Pryce, analista che martedì scorso ha tagliato il rating greco, ha espresso le sue perplessità riguardo la capacità dell’istituto centrale europeo di mantener fede alle proprie intenzioni e quindi di riuscire ad evitare il collasso di uno dei paesi dell’eurozona che ha inevitabilmente contagiato gran parte delle economie del vecchio continente.
Le notizie negative per l’economia europea non si fermano qua però, in questi ultimi giorni è stato infatti pubblicato il dato allarmante sulla disoccupazione spagnola che è arrivata vicina alla soglia del 20%.
Ad aggravare ulteriormente la situazione sono arrivate le dichiarazioni del ministro dell’economia tedesca, Wolfgang Schaeuble, che ha affermato come "La crisi finanziaria non è stata superata", aggiungendo che il deficit pubblico della Germania l'anno prossimo sarà almeno il 5% del Pil.
Decisamente diverso lo scenario macroeconomico per quel che riguarda gli Stati Uniti che dopo mesi di dati negativi vivono una settimana di notizie incoraggianti; tra giovedì e venerdì sono stati rilasciati infatti dati molto interessanti ma andiamo con ordine.
Giovedì è stata la giornata del deficit commerciale Usa che si è assottigliato del 7,6% in ottobre, raggiungendo i 32,9 miliardi di dollari mentre le attese degli analisti erano per un deficit di 37 miliardi; le richieste di sussidi alla disoccupazione invece sono ritornate a crescere nell’ultima settimana passando da 457k a 474k.
Venerdì è stata la volta delle vendite al dettaglio aumentate dell’1,3% in novembre per il terzo mese consecutivo e dei prezzi all’importazione aumentati dell’1,7% e delle scorte di magazzino aumentate dello 0.2% rispetto al mese precedente, in cui avevano registrato una variazione negativa dello 0.5% (rivisto da -0.4%).
Il dato che però ha dato la vera scossa al mercato però è stato sicuramente il dato preliminare sulla fiducia dei consumatori negli Stati Uniti si e’ attestato a 73.4 punti, in rialzo dai 67.4 punti del mese precedente; il dato e' decisamente superiore alle stime di mercato che si aspettava in media un progresso a 68.8 punti.
Il mercato valutario ha ovviamente risentito di questa situazione; l’Eur/Usd dopo il crollo successivo alla pubblicazione del dato riguardante la diminuzione della disoccupazione statunitense, si è incanalato in un trend range tra 1,4750 e 1,4680 e nelle ultime ore ha testato con i insistenza i supporti arrivando a toccare quota 1,4633 a ridosso della pubblicazione del dato sulla fiducia dei consumatori prospettando un recupero consistente del dollaro ed l’inizio di un inversione di trend che a questo punto sembra sempre più plausibile. Questa sensazione è supportata anche dalle relazioni positive dell’agenzia di rating Moody che ha confermato come il rating sul debito sovrano statunitense non rischia di essere declassato almeno fino al 2013.
Per quel che riguarda lo Yen negli ultimi giorni abbiamo assistito al ritracciamento di tutte le principali valute nei confronti della moneta nipponica riportando il cross con il dollaro sopra quota 89,30 e con la sterlina sopra 145,00.
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Giuseppe Ficara
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lunedì, dicembre 14, 2009