giovedì 14 gennaio 2010

Macroeconomics rules


Giorni di stabilità apparente sul mercato valutario. I dati macroeconomici ancora negativi per l’economia statunitense non sono bastati per rompere le resistenze nei principali cross con il dollaro.
L’Eur/Usd ha infatti proseguito il trend rialzista arrivando a toccare quota 1.4554 senza però riuscire a rompere i livelli della media mobile (25); oggi potrebbe essere una giornata molto importante in tal senso.
Una grande quantità di dati macroeconomici è infatti attesa per le prossime ore a cominciare dalla produzione industriale europea, la decisone sui tassi di interesse in zona euro (che dovrebbero comunque rimanere stabili all’1%) per proseguire oltreoceano con i dati sulle vendite al dettaglio e sulle importanti richieste di sussidi alla disoccupazione.
Da segnalare anche il buon momento della sterlina che ha recuperato posizioni in tutti i principali cross grazie ai rumors inerenti a possibili rialzi dei tassi di interesse nel corso del 2010.

lunedì 11 gennaio 2010

Ritorno al passato.


Qualche giorno fa dicevamo che il 2010 è ripartito seguendo le orme degli ultimi mesi del 2009 ma forse qualcosa sta cambiando sul mercato valutario (o sta ritornando alla normalità a seconda dei punti di vista).
Dopo mesi di discussioni riguardanti un mercato “anarchico” che si muoveva seguendo speculazioni degli investitori o influenzato dall’andamento dei listini azionari, finalmente ritorniamo a parlare di una alta volatilità dei cambi dovuta alla pubblicazione di dati macroeconomici importanti e questo segnale, come ogni altro barlume di normalità non può che essere considerato in modo positivo.
La giornata di venerdì è stata esemplificativa in tal senso con il dollaro e l’economia statunitense che, come abitudine, hanno svolto un ruolo cruciale; dopo i dati altalenanti della passata settimana riguardanti il settore immobiliare statunitense, l’attenzione del mercato era tutta concentrata sulle condizioni del mercato del lavoro ed in particolare sui Non-farm Employement Change statunitensi di venerdì.
Il mercato si aspettava un segnale positivo forte per sostenere il dollaro che sembrava poter continuare in modo convinto il trend ribassista nei confronti di Euro, Sterlina e Yen; la realtà ha però visto perdere 85 mila posti di lavoro nel settore non agricolo nel corso del mese appena trascorso.
Le conseguenze pratiche sui cross sono state tutte a sfavore del biglietto verde che ha perso molte posizioni nei confronti delle principali valute portandosi a quota 1.4500 con l’Euro, 1,6130 nel cable e 92.00 con lo Yen; questa settimana sarà quindi determinante per capire le sorti del dollaro che, come qualche mese fa, attende con ansia i dati riguardanti la bilancia commerciale, il beige book, le vendite al dettaglio ed il consumer sentiment che verranno pubblicati nei prossimi giorni.
Continua la corsa dei prezzi delle commodities che rimangono su livelli ritenuti troppo elevati dal mercato ma che continuano ad essere sostenuti da forti acquisti che permettono al petrolio di superare quota 83,50 ed all’oro di arrivare fino a 1158,00.

martedì 5 gennaio 2010

Anno nuovo mercati vecchi


Le indicazioni che giungono dai primi giorni di contrattazioni del 2010 fotografano un mercato valutario sostanzialmente fermo su livelli di equilibrio che si mantengono costanti dall’anno passato.
Analizzando il cross Eur/Usd infatti notiamo come il cross ondeggi da tempo in un canale laterale ed in questi ultimi giorni si trova in prossimità delle prime resistenze a 1.4450 che sono in attesa di dati macroeconomici importanti per essere superate in modo importante e per permettere al cross di arrivare presumibilmente attorno a quota 1,4580 e successivamente a 1,4680.
Discorso similare vale per il cable che ha trovato attorno a 1 ,6100 il livello di equilibrio ed attende anche in questo caso segnali dall’economia statunitense ed in particolare cerca di capire se l’outlook negativo riguardante il debito pubblico del regno unito confermerà le previsioni e in che modo ne risentirà la sterlina.
Per quel che concerne il petrolio invece i livelli iniziano ad essere abbastanza elevati e si stanno raggiungendo i massimi da settembre 2008.

lunedì 14 dicembre 2009

Improvvisa inversione di trend.


Dopo mesi di notizie macroeconomiche negative provenienti dall’economia statunitense ecco che questa settimana ci ha riservato una consistente ed abbastanza inaspettata dose di dati negativi riguardanti le principali economie europee.
La notizia che più di tutte ha scosso i mercati è stato senza dubbio il taglio del rating sovrano della Grecia per cui si è paventato addirittura un default del debito pubblico nel caso non vengano prese misure importanti da parte della BcE; pesano sull’economia ellenica anche i dati macroeconomici pubblicati negli ultimi giorni che hanno visto la produzione industriale in calo del 9,2% rispetto ad un anno prima. A settembre, la flessione era stata del 9%.
Sul fronte del lavoro, a settembre il tasso di disoccupazione in Grecia è salito al 9,1% rispetto al 9% del mese precedente. Nel settembre 2008, il tasso di disoccupazione era del 7,4%.
Fitch Christopher Pryce, analista che martedì scorso ha tagliato il rating greco, ha espresso le sue perplessità riguardo la capacità dell’istituto centrale europeo di mantener fede alle proprie intenzioni e quindi di riuscire ad evitare il collasso di uno dei paesi dell’eurozona che ha inevitabilmente contagiato gran parte delle economie del vecchio continente.
Le notizie negative per l’economia europea non si fermano qua però, in questi ultimi giorni è stato infatti pubblicato il dato allarmante sulla disoccupazione spagnola che è arrivata vicina alla soglia del 20%.
Ad aggravare ulteriormente la situazione sono arrivate le dichiarazioni del ministro dell’economia tedesca, Wolfgang Schaeuble, che ha affermato come "La crisi finanziaria non è stata superata", aggiungendo che il deficit pubblico della Germania l'anno prossimo sarà almeno il 5% del Pil.
Decisamente diverso lo scenario macroeconomico per quel che riguarda gli Stati Uniti che dopo mesi di dati negativi vivono una settimana di notizie incoraggianti; tra giovedì e venerdì sono stati rilasciati infatti dati molto interessanti ma andiamo con ordine.
Giovedì è stata la giornata del deficit commerciale Usa che si è assottigliato del 7,6% in ottobre, raggiungendo i 32,9 miliardi di dollari mentre le attese degli analisti erano per un deficit di 37 miliardi; le richieste di sussidi alla disoccupazione invece sono ritornate a crescere nell’ultima settimana passando da 457k a 474k.
Venerdì è stata la volta delle vendite al dettaglio aumentate dell’1,3% in novembre per il terzo mese consecutivo e dei prezzi all’importazione aumentati dell’1,7% e delle scorte di magazzino aumentate dello 0.2% rispetto al mese precedente, in cui avevano registrato una variazione negativa dello 0.5% (rivisto da -0.4%).
Il dato che però ha dato la vera scossa al mercato però è stato sicuramente il dato preliminare sulla fiducia dei consumatori negli Stati Uniti si e’ attestato a 73.4 punti, in rialzo dai 67.4 punti del mese precedente; il dato e' decisamente superiore alle stime di mercato che si aspettava in media un progresso a 68.8 punti.
Il mercato valutario ha ovviamente risentito di questa situazione; l’Eur/Usd dopo il crollo successivo alla pubblicazione del dato riguardante la diminuzione della disoccupazione statunitense, si è incanalato in un trend range tra 1,4750 e 1,4680 e nelle ultime ore ha testato con i insistenza i supporti arrivando a toccare quota 1,4633 a ridosso della pubblicazione del dato sulla fiducia dei consumatori prospettando un recupero consistente del dollaro ed l’inizio di un inversione di trend che a questo punto sembra sempre più plausibile. Questa sensazione è supportata anche dalle relazioni positive dell’agenzia di rating Moody che ha confermato come il rating sul debito sovrano statunitense non rischia di essere declassato almeno fino al 2013.
Per quel che riguarda lo Yen negli ultimi giorni abbiamo assistito al ritracciamento di tutte le principali valute nei confronti della moneta nipponica riportando il cross con il dollaro sopra quota 89,30 e con la sterlina sopra 145,00.

mercoledì 9 dicembre 2009

La Grecia affonda l'Euro


I dati macroeconomici affondano l’euro e danno nuove speranze di inversione di trend al dollaro statunitense.
Ciò che più ha destabilizzato il mercato valutario è stata la pubblicazione del dato sul debito della Grecia, la cui situazione economica da più parti è stata paragonata alla crisi che ha portato al “famoso” default dell’Argentina; Fitch ha infatti tagliato il rating sul debito pubblico greco portandolo a BBB+ con outlook 'negative', ed è la prima volta da dieci anni a questa parte che il debito greco scende sotto il grado 'A', per il deterioramento dei conti pubblici.
A poco sono servite le parole del presidente della BcE Trichet, che cercato di tranquillizzare il mercato rassicurando sulla situazione dell’economia ellenica.
La chiusura odierna del cross sarà cruciale per capire dal punto di vista tecnico se siamo arrivati ad una inversione del trend rialzista che dura ormai da tutto il 2009 o il cross è destinato a ritornare attorno quota 1.50.

lunedì 30 novembre 2009

Quando meno te lo aspetti


Quando finalmente sembrava che sul mercato fosse finalmente tornato un periodo di agoniata tranquillità ecco che a scuotere il mercato ci pensa chi meno ti aspetti.
La notizia del debito di Dubai World ha ovviamente colto impreparato il mercato ed ha avuto ripercussioni importanti sui listini azionari ed in parte anche sul mercato valutario;l’eventuale crack finanziario degli emiri sarebbe un colpo pesante per un mercato che ha sofferto già molto in questi ultimi mesi e che con molta fatica stava uscendo fuori da una crisi senza precedenti.
Prima di lasciarsi andare a facili allarmismi però bisogna attendere le risposte di Dubai World e delle istituzioni monetarie arabe che hanno prontamente reagito a questa notizia assicurando liquidità alle banche che operano sul territorio ed assicurando il mercato circa la solidità del sistema bancario degli Eau.
La Banca Centrale degli Emirati sembra aver ottenuto l’effetto desiderato ed i listini azionari, almeno per il momento hanno in parte recuperato le perdite accumulate venerdì ma il problema più grande resta sicuramente capire come reagirà la fiducia degli investitori soprattutto sul fronte dei paesi super-indebitati.
Per quel che concerne il mercato valutario l’overlooking macroeconomico rimane invariato ed il dollaro continua a perdere posizioni nei confronti della valuta unica europea che resta stabilmente sopra quota 1,50 con target a 1,5140. Discorso a parte va fatto per lo Yen che presenta cross speculari nei confronti delle tre principali valute estere; interessante sarà notare il comportamento della valuta nipponica in questa settimana che dopo aver fatto segnare i minimi (quasi) assoluti nei cross con dollaro sterlina ed euro ed aver ritracciato in queste prime ore della settimana potrebbe continuare in questi giorni il trend ribassista di lungo periodo.
Recuperano anche le commodites ed in particolare il petrolio che dopo essere arrivato a quota 72,97 dopo la notizia di Dubai World ha recuperato tornando a superare i 76 dollari.
Interessanti i dati macroeconomici di questa settimana in particolare di martedì e venerdì che tasteranno il polso dell’economia a stelle e strisce ed in particolare del settore immobiliare ed occupazionale.

lunedì 23 novembre 2009

Settimana interlocutoria


La settimana appena conclusa è stata abbastanza interlocutoria per il mercato valutario che ha risentito dell’incertezza dei dati macroeconomici usciti in settimana che hanno impedito ai cross più importanti di intraprendere una direzione precisa.
I movimenti più interessanti di questa settimana hanno riguardato la sterlina che ha perso posizioni nei confronti di tutte le principali valute estere penalizzata più che dai dati macroeconomici rilasciati in settimana nonostante tutto abbastanza positivi ( vedi l’indice dei prezzi al consumo in rialzo all’1,5% e l’aspettativa degli ordini alle industrie in aumento), dall’indecisione e dalla poca compattezza di intenti trapelata dal testo della riunione dei vertici economici britannici che si sono trovati in disaccordo in particolar modo per quel che concerne la prosecuzione del piano Quantetative Easing a sostegno dell’economia del Regno Unito.
Come avevamo anticipato settimana scorsa il doppio massimo fatto segnare dal cable lasciava presagire una possibile inversione di trend che ha infatti visto il cross muoversi al ribasso arrivando a toccare quasi quota 1,65; consistente anche il movimento nel cross con lo Yen che è passato da quota 150,30 a sfondare il supporto a 147.0.
Discorso diverso invece per quel che riguarda il dollaro da cui si attende sempre un recupero ma che continua ad oscillare nei cross più importanti in canali laterali abbastanza definiti; eur/usd e usd/chf sono simili da questo punto di vista e vedono i cross rimbalzare sui minimi e i massimi di brevissimo periodo senza riuscire a prendere direzioni.
Questo andamento rispecchia d’altronde i dati macroeconomici statunitensi pubblicati questa settimana che hanno alternato dati positivi e negativi: ad inizio settimana le vendite al dettaglio sono state riviste al rialzo dell’1,4% mentre l’indice Empire State Manifatturiero è calato drasticamente a 23,5 a dispetto dell’ultima pubblicazione a 34,6.
L’alternarsi delle notizie è proseguito anche nei giorni successivi che hanno visto il settore immobiliare ancora in difficoltà con i permessi edili scesi a 0,53M e l’indice dei prezzi al consumo salito dello 0,3%.
Le richieste di sussidi alla disoccupazione sono rimaste stabili nell’ultima settimana ma ciò che preoccupa seriamente è il possibile ritorno dell’insolvenza dei mutui delle famiglie americane: Mortgage Bankers Association ha fatto sapere che a fine settembre oltre il 14 per cento dei titolari di mutui per l'acquisto di casa risultava o insolvente o in ritardo di più di tre mesi sui pagamenti.
Per quel che riguarda l’eurozona grande impatto sul mercato valutario hanno avuto le parole di Trichet che ha in relazione ai sussidi straordinari alle imprese ha affermato che qualsiasi iniziativa che non sia standard e il cui mantenimento provochi una minaccia alla stabilita' dei prezzi deve essere cancellata prontamente e inequivocabilmente; tutto ciò ha ovviamente penalizzato la valuta unica europea che ha perso posizioni in particolare nei confronti del dollaro toccando i minimi di inizio mese andando a toccare quota 1,4799.